Domani questi fantastici ragazzacci suonano al Velvet di legnano. E sono Bravi Veramente.

Ho Mixato tutti i dischi dei The Three blinde mice e, per uno di questi, ho letto una recensione che forse è la piu bella e vera (Mitico @faustiko) che io abbia mai letto su un disco a cui ho lavorato.

Fonte Rock.it

Dopo la recensione di “Early morning scum” del 2012 avevo eletto i Three Blind Mice fra le poche band di culto da tenere d’occhio negli anni a venire. Quel disco, infatti, mi aveva spiazzato non poco (in positivo) per le grandi qualità che metteva in mostra: ottima scrittura, grandi suoni e una voce indimenticabile (quella di Manuele Scalia), a completare il quadro.

L’aspetto sorprendente, già all’epoca, era che il quartetto milanese aveva bene in mente la formula su cui costruire le proprie canzoni, facendo emergere al contempo una spiccata personalità. E, nonostante il genere battuto sia popolato da autentici mostri sacri tuttora in circolazione (Nick Cave & The Bad Seeds su tutti), le 10 tracce di “The chosen one” non temono confronti, sia dentro che fuori i patri confini. Vi dirò di più: avrei scommesso su una prova superiore a quella dell’esordio (per il quale mi ero comunque sperticato in lodi), ma mai mi sarei immaginato un tale risultato.

Non è tanto una questione di perfezione in fatto di produzione, bensì di un gusto sopraffino nello scrivere, arrangiare e interpretare le canzoni. Che stavolta si sintonizzano più spesso che in passato sul mood delle ballate (“Wine song”, “Berlin blues”, “We’re strangers”, “Sailor song”), svelandoci un altro pezzettino dell’affascinante universo sonoro dei quattro. La scaletta è comunque ricchissima e i riferimenti continuano ad essere (per fortuna) gli stessi di sempre: Thin White Rope (“The night before”), Sixteen Horsepower (“Ring song”, “Gospel train”), The Carnival Of Fools (“Everything that rises”), Crime And The City Solution (“River of no return”) e persino i dispersi Circo Fantasma dello splendido tributo “I knew Jeffrey Lee“. Menzione speciale merita “Neon lights”, probabilmente la canzone con la maggior dose di fascino per quanto mi riguarda.

“The chosen one” rimane comunque un lavoro enorme, qualcosa di eccezionale per il genere in cui si colloca e – mi preme sottolinearlo come già in passato – per il fatto di essere un prodotto “made in Italy”. Standing ovation.